31 August 2010

Un po' di fantasia made in Italy

Venerdì scorso sono stata trascinata controvoglia nel guazzabuglio di strade ferraresi in occasione dei Buskers. Non perché m'abbiano fatto qualcosa poracci pure loro, ma la situazione di morire di caldo appiccicati gli uni agli altri per vedere 5 minuti di jazz e 5 minuti di circo non mi entusiasmava poi molto. E così, tra un gruppo folk e una sonata malinconica, assieme ai miei quattro  compagni d'avventura sono arrivata ad una bancarella che, per quanto mi riguarda, mi ha acceso la serata.

All'inizio poteva sembrare una delle solite bancarelle tipiche da festival - per chi è dei paraggi faccia riferimento a Sconcertando Voci per la Libertà - e invece si è rivelata una bancarella davvero interessante, con abiti dalle fantasie simpatiche, allegre e originali. Orgogliosa d'averla scoperta mi sono fiondata sul biglietto da visita, e così ho potuto scoprire BOLLI, una marca made in Italy - Arezzo per la precisione - nata grazie alla collaborazione di tre ragazze che a mio avviso hanno fatto davvero centro. Purtroppo il sito non offre immagini significative delle loro produzioni, anche perché la sartoria pare proporre pezzi unici fatti a mano; tuttavia mi sento di sponsorizzarlo ugualmente perché merita: BOLLI .
Clap clap.

30 August 2010

Waiting for Venice


In attesa della rassegna cinematografica veneziana in corso dall'1 all'11 settembre, ho pensato di proporre una serie di abiti - selezionati dalle collezioni primavera/estate 2010 - che potrebbero essere scelti dalle star e dalle meno star per le loro sfilate sul red carpet. 
Ecco a voi dunque le foto delle attrici con a fianco le mises da me consigliate.

Natalie Portman in Etro

Maya Sansa in Donna Karan

Alba Rohrwacher in Givenchy

Kasia Smutniak in Elie Saab

Winona Ryder in Chanel

Laura Chiatti in Christian Dior

Michelle Williams in Aquilano.Raimondi

Simona Ventura in Emporio Armani

Cristiana Capotondi in Valentino

Chi non è d'accordo è invitato a dirmene quattro; per le restanti: votate l'abbinamento migliore!

27 August 2010

"Oltre alle gambe c'è di più" dicevano

A volte mi chiedo perché faccio sondaggi se poi non sfrutto i risultati: invece di apprezzare i voti e i votanti me ne infischio e con altri post io vado avanti (reppettari a rapporto!).
Perciò noncurante dei tantissimi voti per Armani, Dolce & Gabbana e simili cambio argomento e mi dedico alle minigonne. 
Analizziamo meglio il concetto: minigonna significa gonna corta, ed implica un mostrare le gambe che in teoria dovrebbe far esclamare ai guardoni degli OOOH o degli UUUUH. Purtroppo non sempre è così: talvolta anche le ragazze un po' più paffute (usiamo pure eufemismi) portano le cinture spacciandole per gonne, e lì cosa puoi fare? Chi sei tu per giudicare? Nessuno infatti, contente loro. 
Tuttavia, ieri una mia amica mi ha parlato della sottile linea rossa, ed è proprio questo limite spesso valicato che certe volte non può esser perdonato (reppettari a rapporto/2!). E così mi chiedo: "Perché cara ragazza che hai delle gambe familiari al salumiere ti convinci di star bene in gonnella inguinale?". Sì, è vero che bisogna vivere e lasciar pure che le altre vivano come te - per carità, se Moira Orfei mi appare su Raiuno in negligé faccia pure, al limite cambio canale - ciò di cui parlo è piuttosto della dignità, del buon gusto, cioè del capire se si è adatti o meno a portare certe cose. Minigonna + tacco 13 già significa essere perseguibili per grezzuria 9 su 10, se poi il fisico non è perfetto meglio se allo Studio 16 ci vai in accappatoio.

Per chi ancora non ha colto il nocciolo della questione, dò il via alla sfilata degli orrori.


Già questo vestito è di per sé osceno - e lo sarebbe stato anche se indossato da Carmen Kass - ma addosso a lei, poveraccia, fa lo stesso effetto della pellicola cuki di alluminio che si usava per avvolgere i polli (una volta si passavano il pollo per la cucina come una palla da rugby, chissà se funziona ancora così).
Via con la seconda Miss Legs:



Sembrano le gambe di Totti, non di una pulzella! Non la commento oltre perché l'insieme sottoveste parla di voce propria. Uno schianto proprio.
La confrontiamo con chi, invece, sa portare il corto con un'eleganza innata? Ecco Julia Roberts.


Pace e bene.

11 August 2010

Una ventata di aria fredda

Prima puntata di una lunga serie che accompagnerà i fedeli lettori di Miss Vavette fino alle soglie della stagione autunnale. Obiettivo: mostrare alcune proposte per il prossimo autunno/inverno direttamente dalle sfilate Fall/Winter 2010/11 di New York, Milano, Londra e Parigi. A lato il consueto sondaggio. 
Buona visione.

Marc by Marc Jacobs

Chloè

Dolce & Gabbana

Emilio Pucci

Giles

Giorgio Armani

Kenzo by Antonio Marras

Max Azria

Michael Kors

N°21

Ralph Lauren Collection

Stella McCartney

07 August 2010

ILLUSTR-N-ATION

Da persona acculturata quale sono, un dì mi son ritrovata a sfogliare le pagine de La Repubblica delle Donne: diverso dai soliti giornaletti che spaziano dal gossip agli imperdibili consigli penosi su cosa va di moda, questo settimanale è a parer mio davvero intelligente. Perciò, seduta su qualcosa che non era una vera sedia durante un importante momento di riflessione, da brava esponente della sinistra intellettuale ho iniziato a leggere. 
Il caso vuole che gli occhi si siano posati immediatamente su un servizio - di moda, selbstverständlich (naturalmente per i plebei, pf) - arricchito da splendide illustrazioni realizzate da tale Liselotte Watkins. Et les voilà ne LA REPUBBLICA DELLE DONNE N. 704: se andate a pagina 84, per una decina di pagine e più potete ammirare, come ho fatto io con tanto di rivoli di bava ai lati della bocca, i disegni di questa mia nuova eroina svedese.
Per una conoscenza più approfondita dei lavori di Liselotte vi mando qui  LUNDLUND e qui ART DEPARTMENT.
Inoltre, dato che non resisto alla tentazione di violare i copyright, e conscia che la maggior parte di voi non avrà pezza di cliccare sui tre link che con tanto amore sono riuscita a procurarmi, posto con soddisfazione-ammirazione-devozione un mix dei suoi disegni.



06 August 2010

Libello contro lo shopping mortificante

Sartre parlava di nausée, mentre io parlo di tristezza e di desolazione: due sentimenti che mi pervadono se parto da casa con l'intenzione di fare shopping nel centro della mia città. 
Bello fare shopping, sì, ma D O V E? 
Anche se urbanisticamente rinnovata di recente - vedi il Corso aka Nouveaux Champs Elysés - non esiste un negozio dove fiondarsi allegramente per fare un minimo di acquisti.
Limitando un po' la polemica posso dire che esistono giusto due-tre posti dove rifugiarsi speranzosi di uscire carichi di sacchetti, vuoi perché la commessa è simpatica e ci sa fare e vuoi perché i prezzi sono abbordabili; nella maggior parte dei casi, però, ci si trova di fronte a negozi con abiti o  inutili o troppo cari o con vetrine allestite alla meno peggio. La vetrina, tra l'altro, è proprio l'anticamera del negozio, e in teoria dovrebbe invitare il cliente ad entrare perché affascinato da ciò che viene proposto. Peccato che due volte su tre la merce esposta sia buttata lì senza un minimo di gusto. E secondo te io ci entro lì? Certo, aspettami che arrivo.
E allora mi chiedo, perché non aprire un negozio di Zara, H&M o Topshop per rallegrare l'animo delle shopping-dipendenti? Mica tutti e tre in una volta sola eh, ma almeno uno potrebbero concedercelo! E poi si sorprendono se la gente emigra nelle città limitrofe per fare acquisti... Mah, vedete un po' voi.